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martedì 4 novembre 2014

Si può cambiare vita, la vita cambia.

Aprile 2013, novembre 2014 dall'ultimo post in questo posto nascosto nell'angolo di un internet ormai sostituito da facebook, che preferivo quando veniva usato per il cazzeggio.
Ora siccome è passato troppo tempo, e nel frattempo un figlio, un nuovo lavoro, ed ho cambiato nazione, non voglio dilungarmi troppo su cosa è stato e cosa sarà, ma su cosa è rimasto invariato, cioè la mia macchina fotografica, che accusa il passare del tempo,  ormai uno smart phone di medio valore ha qualità superiore alla mia Canon.


Con la Sicilia negli occhi.

sabato 27 aprile 2013

Adeu Ciutat Comtal!



Parallel Dimension


One last look

A Man in a Gruyere

Fare foto mi diverte, mi rilassa anche, è come andare a pescare di notte, la connessione cercatela voi. Mi rilassa perché il mio cervello si mette totalmente a disposizione di un unico senso, la vista, come diceva il buon Henri Cartier-Bresson, bisogna essere ricettivi, il resto è solo fortuna.


venerdì 19 aprile 2013

E invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare...


 Avevo detto che questo non è un blog fotografico, anche se la fotografia è l'unico argomento di cui ho voglia di parlare, la politica va assunta con moderazione, non c'è maalox che possa far diminuire il rigurgito gastrico intestinale. Poi in Italia la politica e lo spettacolo vanno insieme come uno di quei rapporti morbosi tra amanti, alimentato dall'odio di amarsi.



Sant Adrià de Besos, periferia di Barcellona,  ex centrale elettrica dismessa, le tre torri Tolkiane hanno sempre caratterizzato lo skyline di Barcellona, anche se sulle magliette per i turisti viene esclusa per motivi forse estetici.


Eppure una volta chiusa la centrale l'82,2% degli abitanti di questa frazione votarono in un referendum per la non demolizione del complesso industriale, in favore di una diversa destinazione d'uso, in ambito sociale e culturale. Oggi tutta l'area sembra abbandonata, ma in realtà si sta lentamente bonificando la struttura per poterla usufruire in un futuro.





L'uomo sembra integrarsi più facilmente con una architettura imposta, mentre fa difficoltà a relazionarsi con i propri simili, due o tre culture diverse coabitano senza mai sfiorarsi, o mettersi in gioco, se non  per necessità e mai per curiosità. La propria cultura, di ognuno, sembra custodirci come farebbe un edificio, ma la sua facciata, agli occhi degli altri, può apparire sgradevole alla vista, troppo incombente, troppo appariscente e sovrastante, senza chiederci minimamente cosa ha al suo interno.




 Uomo, identità, architettura, sembrano incrociarsi indifferenti, malati dal quotidiano convivere. Ci si trasforma in visitatori di questa realtà, una curiosità relegata nell'atto turistico della conoscenza, abbiamo le nostre esistenze da allevare ed educare che la bellezza è un altra, forse non terrena, forse troppo costosa, sottomettendo la nostra vista, assopendo la percezione delle cose, rendendoci ciechi di un semplice osservare.